Pino Daniele e il Neapolitan sound

pino daniele in concerto

Pino Daniele è il blues per eccellenza, l’artista che ha portato Napoli nel mondo e mediante il cui la città si identifica.

Dopo la sua morte c’è anche una via dedicata a lui, ma Pino si respira nell’aria, tra i vicoletti e a Santa Lucia, sul lungomare. In un bacio di una coppia di innamorati, in una promessa mantenuta, negli occhi di un giovane a prima mattina, in un mandolino, in una sfogliatella, una pizza a portafoglio e una tazzulella e cafè.

Pino è Napoli e la città è come se gli fosse quasi devota. Una delle atmosfere così si è ricreata solo dopo la morte di Diego Armando Maradona, a distanza di quasi un anno. Due miti, due idoli, due punti di riferimento per la napoletanità.

La musica di Pino Daniele: tra storia e innovazione

Nel dopoguerra si afferma a Napoli una nuova musica, con Tony Esposito, Rino Zurzolo,James Senese e lo stesso Pino Daniele si afferma il nuovo sound napoletano.

Pino in quegli anni crea un nuovo genere: un misto tra jazz e rock-blues unito alle sonorità mediterranee, condito con una dose di dialetto arricchita da testi spettacolare: d’amore, di pace, di vita. Questi studi approfonditi e mescolanze di generi così naturali hanno dato vita al “neapolitan sound”.

Ha saputo prendere il meglio dai generi musicali che l’hanno influenzato di e ha fatto una fusione in unico genere chiamato “tarumblù”, termine scelto da lui stesso.

Pino comincia da chitarrista autodidatta e più volte entra in gruppi musicali che cercavano di fornire un sound sperimentale e non molto “pulito” da un punto di vista tecnico e nei suoi testi.

L’artista infatti comincerà ad essere veramente apprezzato dopo il suo singolo “Je so pazzo”, mentre il primo album prodotto da EMI nel 1977 già era apprezzabile e da lì ci sono delle vere e proprie pietre miliari, classici senza tempo come “na tazzulella è cafè” e “Napul’è”

Qui definisce il suo stile che diventa sempre più blues e gli regala l’appellativo di Bluesman Napoletano.

Il linguaggio cambierà leggermente, i primi testi si dividevano tra testi più aggressivi e dolci poesie. Poi diventano più definiti, dolci e di gran significato comunque e il napoletano sarà sempre il protagonista, anzi, i modi di dire e molti termini particolari appartenenti a questa lingua saranno presenti e determineranno l’immaginario collettivo della scena napoletana.

Un cambiamento completo si ha negli anni 90′, l’artista cambierà sound, abbandonerà quasi del tutto il dialetto e collaborerà con molti altri artisti di grosso calibro, con un blues più leggero, più ritmato e canzoni principalmente d’amore.

Incide il disco “Non calpestare i fiori nel deserto”. L’album è ormai un pop affermatissimo con qualche contaminazione musicale dell’Africa settentrionale.

L’opera conquista a Sanremo la Targa Tenco nella categoria miglior album e Pino Daniele riceve il premio come “Artista dell’anno” al Festivalbar 1995. “Io per lei” è il singolo trainante del disco.

Pino Daniele e Troisi: film e musica d’autore

Pino Daniele incontra il cinema grazie a Troisi. Infatti scrive la colonna sonora del film “Ricomincio da tre” e successivamente de “Le vie del signore sono infinite”. Nel 1991 incide un successo sia per il film che per la sua carriera “Quando”, colonna sonora del film “Pensavo fosse amore invece era un calesse”.

Ma la più grande interpretazione di Pino è senz’altro la poesia “Comme fa o core” di Troisi, recitata insieme con base musicale, in un video famosissimo. Veramente emozionante e da brividi.

Nell’immaginario collettivo c’è la canzone “Quando” con le scene del film di Troisi e viceversa, non esiste visione diversa. Due anime artistiche che si incontrano e si contaminano da diventare un unico infallibile ed indimenticabile successo.

Curiosità su Pino Daniele

Sara non è la prima figlia, prima si sposa con Dorina Giangrande da cui ha i primi figli Cristina e Alessandro che non sono affatto presenti nel mondo dello spettacolo né dei social.

Incontra la mamma di Sara, Sofia e Francesco sul set di un video, ma dopo 20 anni divorzia anche da lei. Prima di iniziare la sua carriera da solista, è stato bassista della band “Napoli Centrale”. Ha aperto il concerto di Bob Marley svolto a Milano nel 1980, due anni dopo invece ha rifiutato di aprire un concerto dei Rolling Stones, i motivi sono sconosciuti.

Pino festeggiava compleanno, onomastico e festa del papà in unico giorno dato che è nato il 19 marzo. Giorno della festa del papà e giorno di San Giuseppe, in cui si mangia la famosa “zeppola” attribuita all’omonimo santo.

“E’ viva o r’rè” era la canzone che incise con i 99 posse, dedicatagli più volte dopo la sua morte. Un viaggio nella vita di Pino per ricordarci che grande uomo era, cosa la musica può diventare per una città e cosa si è in grado di trasmettere tramite parole cantate e suonate.

Grazie Pino!

di Barbara Petrano

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